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Appartenere a qualcuno significa entrare con la propria idea nell’idea di lui o di lei e farne un sospiro di felicità
Alda Merini

La scelta del partner è il punto di partenza per la costruzione della coppia e il come avviene è indicativo e determinante. L’interesse per l’aspetto fisico, la simpatia o la dolcezza, l’intelligenza o la tenacia sono alcune delle caratteristiche in risposta alla domanda “ Che cosa vi ha portato a sceglirvi?”. Ma c’è molto di più che si nasconde dietro a queste semplici caratteristiche, essi assumono il valore di “bisogni” spesso però inespressi e poco consapevoli.

In questo articolo desidero trattare tale aspetto ma da una prospettiva relazionale nonché familiare, in quanto diventa decisamente importante al fine di comprendere le complesse dinamiche della coppia, soprattutto al momento della crisi. Per prima cosa è importante sapere che nella scelta ognuno dei partner ci mette del suo, nel senso che porta nella coppia bisogni/ aspettative, alcune consapevoli altre no. Spesso sono queste ultime che prendono vita nella dimensione della crisi di coppia in quanto derivano dall’idea con la quale di sé con la quale si è usciti dalla famiglia d’origine ( ad esempio di persona che vale, vista oppure non vista e poco importante) e questo determinerà la ricerca di qualcuno che potrà “riparare” tale aspetto, “confermarlo”  o “risarcirlo”. Nessun problema se questa sorta di aspettativa fosse comunicata all’altro ma questo non avviene in quanto solo con il tempo, con il passaggio dall’illusione alla disillusione della coppia, tali aspetti emergono.

Quando la coppia si incontra, diventa un incontro di due storie familiari e individuali che portano con sé tutti aspetti che determineranno e condizioneranno la vita della coppia: ovviamente quando si è innamorati tutto sembra bello, senza difetti e perfetto ma è con l’ingresso nella fase di disillusione, necessaria ed evolutiva per la coppia, che i partner si mettono realmente in discussione. Viene richiesta flessibilità, la capacità di superare sfide e fasi del ciclo di vita, attenzione verso i bisogni dell’altro e la capacità di comunicare. E’ tale mancanza di comunicazione alla base spesso del conflitto di coppia: presi da genitorialità e quotidianità le coppie riportano di parlare spesso e solo di  quelle che vengono chiamate ” comunicazioni di servizio” e che non comprendono affettività, attenzione verso l’altro e partecipazione. Ecco che la psicoterapia è terapeutica già dal primo momento in cui la coppia arriva a colloquio perché la coppia stà dedicando del tempo a sé e al noi di coppia.

Inoltre il lavoro che si attua in psicoterapia è proprio quello di:

  1. accogliere la richiesta della coppia;
  2. costruire obiettivo comune ai partners;
  3. lavorare sull’esplicitazione del PATTO DI COPPIA ESPLICITO ( conosciuto ) e fare emergere quello IMPLICITO ( non detto e sconosciuto ) attraverso la ricostruzione della storia della coppia e della storia individuale/ familiare;
  4. costruzione di un nuovo patto che sia coerente con quanto emerso in sede di terapia e che consenta alla coppia e alla famiglia di adattarsi al meglio al ciclo di vita che stanno vivendo.

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Ovviamente quando si intraprende un percorso si sa da dove si parte ma non si può sapere dove si finisce, quello che conta è comprendere che a volte ci sono coppie che vivono “legami disperanti” senza i quali non sentono di esistere e altre coppie che scelgono di continuare, cambiando qualcosa, o interrompere la relazione. Tutte le scelte sono legittime e hanno un significato e valore ma ciò che è importante è sapere che è possibile anche lavorare sul lasciarsi in maniera sana e il più funzionale possibile laddove non sia possibile un nuovo patto di coppia.

Ricordiamo che “ci scegliamo persone che siano utili a definire i rapporti con la famiglia d’origine” ed è a partire da essa che possiamo scoprire la chiave di svolta per le incomprensioni, insoddisfazioni e desideri irrealizzati nella coppia.

 

 

 

Dott.ssa Lisa Sartori Psicologa e Psicoterapeuta Sistemica-Relazionale

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