“Di relazioni ci si ammala e di relazioni si guarisce”: quando la relazione si trasforma.

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“Di relazioni ci si ammala. Di relazioni si guarisce.”(Patrizia Adami Rock)

La relazione è il legame che si crea tra due o più individui  i cui pensieri, sentimenti, azioni si influenzano vicendevolmente ed hanno luogo in ogni contesto sociale ( scuola, famiglia , lavoro) . Dal momento che l’individuo è inserito in un sistema di relazioni come ad esempio la famiglia d’origine, e dal momento che le prime esperienze avvengono grazie alle relazioni primarie con le figure di attaccamento, è importante trattare tale tema in virtù del fatto che a volte sono proprio relazioni disfunzionali alla base del malessere psicologico, individuale, familiare e di coppia.

A volte capita di stare in relazioni che non soddisfano, che non valorizzano i legami e le appartenenze, ma con quanta fatica avviene il processo di consapevolezza? Quanto è difficile dire e dirsi che così non va bene? Questo dipende da che tipo di relazioni il singolo individuo ha esperito nella sua vita, dal ruolo che assume nei vari contesti sociali e da che idea di sè tali relazioni gli hanno rimandato nel tempo  e hanno contribuito a costruirla. Si dice che si sa quello che fa soffrire ma non conosciamo quello che potrebbe far sorridere, e questo è il punto centrale: per saperlo è importante poter riflettere su che relazioni abbiamo e sapere come esse funzionano.

Paul Watzlawick nel libro Pragmatica della comunicazione umana, delinea i percorsi della comunicazione differenziando la relazione simmetrica da quella di tipo complementare a seconda dell’uguaglianza o differenziazione da parte degli interlocutori. Ognuna di queste relazioni può essere sana o patologica a seconda anche del livello di flessibilità o rigidità di tale posizione.

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Quando si parla di relazione simmetrica si fa riferimento ad una interazione basata sull’uguaglianza dove gli interlocutori sono sullo stesso piano, così mentre uno dei soggetti cerca di definire la natura della relazione, l’altro risponde alla definizione che viene data confermandola, rifiutandola o modificandola. Si  parla di una relazione simmetrica sana quando entrambi gli interlocutori riescono a posizionarsi sullo stesso livello, considerandosi uguali e confermandosi reciprocamente, perchè anche se rifiuto la definizione che la persona fornisce sono comunque in relazione. Abbiamo invece una interazione simmetrica patologica, quando  la squalifica del “livello di uguaglianza” dell’altro, cercando di porsi “al di sopra” (verso una posizione one-up). Alcuni esempi di relazioni simmetrica si hanno con i colleghi di lavoro, amici e coppia.

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Le relazioni complementari si basano sulla differenza  ponendosi in posizione opposta e complementare rispetto a all’altro; ci sarà chi sta “al di sopra” (posizione one-up), ovvero che dirige e consiglia, e un altro che sta “al di sotto” (posizione one-down), obbedendo o accettando la definizione della relazione.  Alcuni esempi di relazioni complementari si hanno nella relazione genitori-figli, dipendente-dirigente, insegnante-alunno. Una relazione complementare sana si ha quando vi è un’accettazione spontanea e non imposta da parte di entrambi del tipo di relazione definita. (Es. il figlio che accetta il ruolo dei genitori) mentre si ha una relazione complementare patologica se la posizione di chi sta “al di sopra” si irrigidisce, rischiando di creare un un’unione morbosa.

E’ dunque importante riflettere sul tipo di relazioni e considerare che i messaggi verbali e analogici che possiamo fornire all’altro rimandano una conferma o un rifiuto della relazione e di come veniamo definita in essa.  La disconferma della relazione avviene quando il messaggio che arriva dalla relazione è  “tu non esisti” (ad esempio un figlio dipendente da sostanze parla ai genitori dei suoi problemi di dipendenza e i genitori cambiano discorso, oppure utilizzano il non verbale per non considerare quanto espresso dal figlio). Ecco perchè relazioni e comunicazioni sono profondamente legate in quanto una non può esistere senza l’altra.iStock_000014683367_Small-770x520

Dunque di relazioni ci si può ammalare ma di relazioni si può anche guarire perche è in esse che troviamo la forza e la spinta per ridefinirci in modi diversi. Attraverso un lavoro psicologico su di sè è possibile trasformare relazioni che fanno male in relazioni che guariscono, che fanno guarire e che consentono di poter creare una nuova narrazione attorno ad esse.

 

Dott.ssa Lisa Sartori_Psicologa.

 

 

 

 

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